L’AVVOCATO RISPONDE


L’Avvocato Risponde è un servizio della Nissolino Corsi che offre consulenze legali per affrontare eventuali ricorsi gerarchici o giurisdizionali durante un Concorso Militare

La Nissolino Corsi offre un servizio di consulenza legale, grazie a partner specializzati nel settore, per intervenire nella fase “patologica” della selezione concorsuale, cercando di preservare quei giovani che sono incappati in sviste, errori o ingiustizie durante lo svolgimento di un Concorso Militare.

Chiunque può rivolgersi all’Ufficio Legale della Nissolino Corsi per ottenere una consulenza gratuita, non solo i nostri corsisti o chi ha acquistato un nostro libro.

Professionisti esperti in materia giuridico-amministrativa risponderanno prontamente ai quesiti posti, vaglieranno la problematica e consiglieranno la migliore soluzione e le strategie da adottare. Basta inviare una e-mail a studiolegale_parente@libero.it o, in casi urgenti, telefonare al numero 06 420 204 21.

Elenchiamo i casi più frequenti in cui è possibile ricorrere contro l’Amministrazione:

  • rapporto informativo o scheda valutativa con giudizi finali o voci interne che non soddisfano
  • mancato avanzamento
  • diniego di trasferimento ordinario o ai sensi della L. n.104/1992 trasferimenti d’autorità
  • mancato riconoscimento delle indennità di trasferimento (L. n. 100/1987 e succ.)
  • erronea determinazione di pensioni, indennità, stipendi, ecc
  • sanzioni disciplinari di corpo
  • sanzioni disciplinari di stato
  • proscioglimenti d’autorità (per infermità, per condanne penali o altro)

L’esperienza dei nostri esperti nel settore giuridico ci permette di individuare, in linea di massima, quali siano le fasi concorsuali in cui sia possibile portare avanti un ricorso gerarchico o giurisdizionale.

Tutte le volte in cui un’Amministrazione procede alla indizione di un bando di concorso, esercita pubblici poteri che non si sottraggono al sindacato di legittimità. Il bando di concorso, infatti, può essere annullato tutte le volte che si ponga in contrasto con principi costituzionali (ad esempio, art. 3 Cost. sull’uguaglianza e non discriminazione di concorrenti, art. 27 Cost., sull’utilizzazione economica ed efficiente del denaro pubblico, ecc) o con norme di legge.

A titolo esemplificativo, un bando di concorso per l’arruolamento nelle FF.AA. può risultare illegittimo se prevede dei limiti di età disapplicando la L. n. 958/1986 che innalza tali limiti per chi è stato volontario in ferma prolungata, oppure se prevede pari tempo limite in una prova di corsa piana per i concorrenti di sesso maschile e femminile, con ciò discriminando questi ultimi.

Altre volte, un bando di concorso può risultare illegittimo perché riserva una percentuale di posti troppo elevata al personale “interno”, con ciò violando i principi in materia di par condicio dei concorrenti, oppure perché talune disposizioni sono state modificate con iter procedimentali contra legem. In questo e in numerosi altri casi, chi legge il bando di concorso e percepisce immediatamente l’esistenza di disposizioni lesive o preclusive alla partecipazione, adottate in violazione di legge, è onerato ad impugnarlo nel termine decadenziale di sessanta giorni

Anche in tale fase può essere necessario l’intervento dei nostri consulenti legali, soprattutto quando si è in presenza di un tema scritto, si ampliano i margini discrezionali della Commissione e diviene difficile ottenere effettiva tutela.

Potrebbe essere necessario accedere ai verbali preliminari e valutare quali siano stati i criteri per l’attribuzione del punteggio (ad esempio: ortografia, aderenza alla traccia, capacità espositiva) per verificare se il giudizio e/o la valutazione non presentino vizi di logicità. Parimenti, è possibile accedere agli elaborati di altri candidati per tutelare il concorrente da eventuali disparità di trattamento.

Non si può ricorrere avverso i test psicologici, ma avverso il singolo giudizio che su essi si fonda. Va distinto, in proposito, il caso di esclusione per motivi attitudinali da quello per motivi psicologici. In tale ultimo caso, la tutela è più facile (basterà dimostrare l’assenza di patologie a carico della psiche: si pensi ad un declassamento da PS2 a PS3 per “tratti di insicurezza”).
Nel caso, invece, in cui il test psicologico sia alla base di un’esclusione per (in)attitudine, occorrerà dimostrare che i test psicologici (unitamente agli esiti del colloquio ed agli altri test) siano stati male interpretati.

È uno dei campi più difficilmente sindacabili dal Giudice Amministrativo. Si è fatto strada, infatti, nella giurisprudenza amministrativa, il principio della cd “irripetibilità degli accertamenti attitudinali”: il Giudice, al contrario di quanto avviene in materia di idoneità psico-fisica, ritiene che il giudizio delle Commissioni non possa essere “ribaltato” da successivi accertamenti, che violerebbero la “par condicio dei concorrenti”.

L’unica via che permette il sindacato giurisdizionale è quella di appurare l’esistenza di vizi di logicità, irragionevolezza e contraddittorietà nei giudizi valutativi delle batterie testologiche somministrate in sede concorsuale. In altre parole, non occorrerà somministrare ex novo un test M.M.P.I. o Roscharch al candidato, ma verificare se quelli consegnati in sede concorsuale siano stati bene interpretati e se i giudizi di “insufficiente” non si pongano in contrasto con altre valutazioni.

La Nissolino Corsi può offrire la professionalità di esperti di assoluto rilievo, psicologi, psichiatri e periti selettori, sia civili che appartenenti alle FF.AA. e ai Corpi di Polizia.

Con buona frequenza accade che al termine di ferme contratte nelle FF.AA. il passaggio in SPE sia impedito da un punteggio complessivo finale troppo basso. I giovani, dopo avere tanto investito, si chiedono i motivi dell’esclusione, pur in presenza di schede valutative e rapporti informativi sempre eccellenti e/o votazioni di ammissione alla ferma molto elevate.

Bisogna sottolineare che molto spesso le normative di settore (come il D.P.R. n. 332/1997) prevedono solo genericamente i titoli ai quali attribuire punteggi, mentre la concreta applicazione della normativa è affidata alle Commissioni di valutazione, che soventemente incorrono in violazioni di legge, approntando meccanismi di selezione iniqui. Ciò avviene, il più delle volte, allorquando esse attribuiscono eccessiva rilevanza a taluni elementi rispetto ad altri (ad esempio, consentono che la graduatoria di ammissione alla ferma determini il 70% del punteggio finale a scapito del rendimento mostrato durante il servizio) o, viceversa, tralasciano di attribuire il giusto peso ad elementi di rilievo nella carriera militare (sanzioni disciplinari).

La maggior parte delle volte, tuttavia, il candidato è pregiudicato da elementi che non è in grado di apprezzare durante la ferma. Ad esempio, nelle immissioni in SPE dei VFB si è rilevato che le Commissioni hanno dato grande importanza ai singoli giudizi riportati nelle voci componenti (internamente) le schede valutative e/o i rapporti informativi. In questo modo, militari giudicati “eccellenti” e con elogi, si sono visti scavalcare da colleghi “superiori alla media” ma con giudizi “interni” più lusinghieri. Anche in tali casi, diviene possibile la proposizione di un ricorso giurisdizionale.

Si può fare ricorso anche in caso di bocciatura agli orali. I casi sono rari perché è molto difficile provare di avere ragione. Le probabilità di successo aumentano quanto più i candidati saranno bravi a fare verbalizzare le domande poste e/o a documentare le risposte fornite (testimonianze o anche supporti audiovisivi, anche se ci rendiamo conto delle difficoltà in ambito militare).

In linea di massima, se le domande non si attengono alle materie previste dal bando o dai regolamenti interni, se la Commissione non è composta correttamente, se una risposta corretta è considerata errata, se le domande devono essere estratte ed invece non lo sono, ecc. ci sono possibilità di ricorrere al T.A.R. Il verbale (che deve essere obbligatoriamente redatto) è di fondamentale importanza.

Anche durante tale fase concorsuale sussistono possibilità di ricorso giurisdizionale. Si pensi al caso in cui il concorrente ha una storta durante una corsa o uno strappo muscolare mentre effettua una prova di nuoto. Sarà in tali casi necessario comprovare nell’immediatezza l’incidente occorso con documentazione medica proveniente da Strutture pubbliche.

In alcuni casi, inoltre, il T.A.R. ha accolto i ricorsi per la riscontrata violazione delle norme endoprocedimentali (la valutazione delle prova fisica era stata effettuata da un singolo membro della Commissione con violazione del principio di collegialità), con ciò dando rilevanza a vizi formali.

I ricorsi presentati in questa fase concorsuale sono i più diffusi. Anche un brillante candidato può vedersi impedito l’accesso al posto messo a concorso per un’inattesa inidoneità psico-fisica. In linea di massima, è sempre possibile sindacare i giudizi relativi a tale tipo di inidoneità, sia per quanto riguarda la sussistenza della patologia, sia per verificare l’esatta applicazione delle disposizioni concorsuali in materia di requisiti psico-fisici.

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