
Il ministro Crosetto parla spesso della Nuova Leva Volontaria: scopriamo insieme come dovrebbe essere concepita
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Negli ultimi mesi il dibattito pubblico italiano è tornato a concentrarsi su un tema che sembrava archiviato: la leva militare. Non si parla però di ripristinare la coscrizione di massa, ma di introdurre una Nuova Leva Volontaria, cioè un Servizio di Leva volontario pensato per creare una riserva ausiliaria dello Stato, capace di affiancare le Forze Armate in caso di crisi, emergenze o guerre ibride.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato un disegno di legge per istituire una Leva Militare volontaria su base esclusivamente volontaria, ispirata alle riforme in corso in Francia e Germania. L’obiettivo è colmare il gap di personale, attirare profili altamente qualificati e rendere davvero operativa la riserva di circa 10mila unità già prevista da una legge del 2022.
Scopriamo dunque – tra certezze e ipotesi – come dovrebbe essere concepito questo cambiamento epocale.

Cos’è la Nuova Leva Volontaria
La Nuova Leva Volontaria non rimette in piedi i vecchi “fogli di via” per tutti i diciottenni, ma dovrebbe prevedere una riserva militare ausiliaria attivabile su domanda. In sintesi:
- una riserva fino a 10mila volontari, reclutati e addestrati periodicamente
- una composizione mista: giovani alla prima esperienza, ex militari in congedo, civili con competenze specialistiche (sanità, ingegneria, informatica, cyber, logistica)
- un impiego soprattutto in ruoli di supporto sul territorio nazionale: logistica, cooperazione civile-militare, protezione civile, difesa delle infrastrutture critiche e sicurezza informatica
La Naja Volontaria sarebbe quindi una leva “mirata”, centrata su competenze e disponibilità consapevole, non su un obbligo generalizzato.
Dalla leva obbligatoria alla Naja Volontaria
Per decenni il servizio militare obbligatorio è stato parte della vita di milioni di italiani. La riforma avviata nel 2004 e completata nel 2005 ha reso le Forze Armate pienamente professionali e ha sospeso la leva, senza però abolirla del tutto: in caso di guerra o grave emergenza, il Parlamento potrebbe teoricamente riattivarla.
La Costituzione tiene insieme tre elementi: l’articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa; l’articolo 78, che affida alle Camere la dichiarazione dello stato di guerra; l’articolo 52, che definisce la difesa della Patria “sacro dovere” dei cittadini, nei modi stabiliti dalla legge. La Leva Militare volontaria si colloca proprio tra questi principi: nessun obbligo di massa, ma la possibilità di creare una riserva regolata da nuove norme, coerente con il modello professionale.
Perché se ne parla proprio adesso
Il ritorno della Nuova Leva Volontaria è legato a due grandi fattori. Il primo è il contesto internazionale: la guerra in Ucraina, l’instabilità in altre aree del mondo e il moltiplicarsi di minacce cyber hanno riportato al centro il tema della sicurezza collettiva. Molti Paesi europei hanno già aumentato spesa militare, organici e capacità di mobilitazione. L’Italia è chiamata a fare altrettanto.
Il secondo è la situazione interna degli organici. Oggi le Forze Armate italiane contano poco più di 160mila militari, mentre lo stesso ministro Crosetto ha indicato la necessità di aumentare di 30-40mila unità, soprattutto in settori tecnologici e digitali. In varie sedi è stato citato il fabbisogno di 10-15mila nuove figure specializzate in tecnologie avanzate e Intelligenza artificiale, di cui almeno 5mila dedicate al dominio cyber.
Su questo quadro si innesta un elemento politico rilevante: al vertice NATO dell’Aia del 2025, gli Alleati – Italia compresa – hanno assunto l’impegno di portare entro il 2035 la spesa complessiva per difesa e sicurezza al 5% del PIL. Indicativamente, il 3,5% sarebbe destinato alla difesa in senso stretto (personale, mezzi, esercitazioni), l’1,5% a sicurezza più ampia, infrastrutture e resilienza. È un salto di scala rispetto al precedente target del 2% e rende inevitabile ragionare non solo su quanti soldi spendere, ma anche sul come farlo e con quali risorse umane.
In questo scenario, la Naja Volontaria diventa uno strumento per avere più persone formate e richiamabili, senza toccare – almeno per ora – la sospensione della leva obbligatoria.
Francia e Germania: i modelli di riferimento
La proposta italiana di Servizio di Leva volontario guarda da vicino a quanto sta accadendo in Francia e Germania.
In Francia il presidente Emmanuel Macron ha annunciato un servizio militare volontario di 10 mesi a partire dal 2026, rivolto soprattutto ai 18-19enni. I volontari verranno impiegati sul territorio nazionale e nei territori d’oltremare, con un mix di addestramento militare, servizi di supporto e attività di protezione civile, in cambio di vitto, alloggio e indennità.
La Germania ha scelto, invece, un modello “ibrido”: a ogni generazione di diciottenni viene inviato un questionario per verificare la disponibilità al servizio. L’arruolamento resta inizialmente volontario, ma la riforma prevede – se necessarie – forme di coscrizione mirata. In entrambi i casi l’obiettivo è lo stesso: creare una riserva ampia e strutturata, senza tornare integralmente alla leva di massa del passato.
Come potrebbe funzionare in Italia la Leva Militare volontaria
In Italia il quadro di base è già scritto: una legge del 2022 autorizza la creazione di una riserva militare ausiliaria dello Stato fino a 10mila unità, ripartite in nuclei regionali. Il disegno di legge annunciato da Crosetto punta a dare sostanza a questa previsione, definendo criteri di selezione, durata dell’impegno, tipologie di addestramento e casi concreti di impiego.
È verosimile immaginare una Nuova Leva Volontaria aperta a tre categorie principali:
- giovani maggiorenni che vogliono fare un’esperienza in uniforme senza impegnarsi subito in una carriera militare
- ex militari in congedo (VFP, Graduati, Sottufficiali e Ufficiali) disponibili a rientrare in servizio in forma di riserva
- professionisti civili con competenze utili a Difesa e sicurezza (sanità, ingegneria, informatica, telecomunicazioni, logistica, cyber)
L’accesso avverrebbe tramite bandi con requisiti di età, cittadinanza e idoneità, seguiti da un periodo iniziale di formazione in caserma e da richiami periodici. L’impiego principale sarebbe sul territorio nazionale, in supporto alle Forze Armate e alla Protezione Civile, e solo in casi estremi a fianco delle unità operative in scenari di crisi.
Cosa ne pensano cittadini e giovani
Mentre la politica discute di Nuova Leva Volontaria, le indagini sull’opinione pubblica raccontano un Paese diviso. I dati mostrano che solo una minoranza di giovani si direbbe pronta a combattere in caso di guerra; molti si definiscono pacifisti o preferirebbero delegare la difesa a professionisti in uniforme. In tal senso, Dagospia ha rilanciato sondaggi secondo cui una larga percentuale di under 30 (soprattutto donne) non sarebbe disponibile a imbracciare le armi, alimentando il dibattito sullo “scollamento” fra generazioni e cultura della difesa.
Per alcuni, la Leva Militare volontaria può essere una risposta: chi crede davvero nel servizio può farlo, senza imporlo a chi è contrario. Per altri, resta il timore che una Naja Volontaria sia il primo passo verso obblighi più stringenti in futuro, soprattutto in un contesto internazionale già carico di tensioni.
Vantaggi e criticità della Naja Volontaria
Sul piano teorico, i vantaggi della Naja Volontaria sono evidenti: più personale addestrato e richiamabile in caso di emergenza, la possibilità di valorizzare competenze rare in ambito tecnologico e sanitario, un’esperienza formativa intensa per i giovani – in termini di disciplina – lavoro di squadra, gestione dello stress. Può diventare anche un canale di avvicinamento per chi è curioso di conoscere il mondo militare dall’interno prima di scegliere se farne una professione.
Le criticità, però, non mancano. Costruire e mantenere una riserva seria richiede investimenti stabili in addestramento, infrastrutture, equipaggiamenti. Non è scontato che il numero di volontari basti davvero a colmare tutti i gap di organico, soprattutto in una società che, nei dati, appare diffidente verso l’idea di conflitto armato. E, in ogni caso, una riserva – anche ben fatta – non può sostituire un esercito professionale nelle missioni più complesse: può solo affiancarlo.
Cosa cambia per chi vuole una carriera nelle Forze Armate
Per chi segue Nissolino Corsi la domanda chiave è: con la Nuova Leva Volontaria, cosa cambia per chi sogna di entrare in Esercito, Marina, Aeronautica o Carabinieri?
La risposta, allo stato attuale, è semplice: l’accesso alle Forze Armate continuerà a passare attraverso i concorsi pubblici. La Leva Militare volontaria non sostituirà i concorsi per Volontari in Ferma Iniziale, Sottufficiali o Ufficiali, né cambierà requisiti e modalità di selezione. Potrà essere, semmai, un’esperienza in più da valorizzare, ma non un canale automatico.
Per chi punta a una carriera in divisa resteranno decisive soprattutto tre cose:
- conoscere per tempo bandi, requisiti anagrafici e titoli di studio
- prepararsi in modo mirato alle prove scritte, ai quiz, ai test psico-attitudinali e alle prove fisiche
- costruire una routine di studio e allenamento costante, con un piano di medio periodo
In un mondo in cui l’Italia si è impegnata a investire di più in difesa e sicurezza, la domanda di personale preparato è destinata a crescere. La Nuova Leva Volontaria potrà essere un tassello del quadro, ma il vero salto di qualità per i giovani passerà ancora da una scelta chiara: investire su sé stessi, sulla propria formazione e su un progetto di vita in uniforme.
Una certezza chiamata Nissolino Corsi
Rimane, al di là di ogni speculazione, una certezza. La carriera in divisa passa attraverso i concorsi. Se anche il ddl appoggiato da Crosetto dovesse aver seguito, la Nuova Leva Volontaria sarebbe un percorso che non ti permette di programmare a lungo termine il tuo futuro.
Se invece il tuo sogno è proprio quello di diventare un militare professionista, c’è poco da fare: devi studiare per le selezioni militari. Ed è proprio qui che Nissolino Corsi può esserti d’aiuto, grazie alla sua esperienza ultra-trentennale nel campo della preparazione.
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